ok, seri per un attimo perche' la situazione lo richiede.
non so nemmeno se lo pubblico, e' un post che devo scrivere, e non ho la lucidita' per non fare errori grammaticali, sintattici, o di battitura. e non aspettatevi un post fine ed educato.
e' sempre stato facile fumare.
ed e' sempre stato facile smettere per una settimana, un mese.
allora.
stasera smetto. e stavolta e' la volta giusta.
e non e' la solita cazzata, so che e' la volta giusta perche' sento le sigarette nella tasca dei jeans appesi sulla sedia che mi chiamano. paiono le sirene con Ulisse. troiette.
so che e' la volta giusta perche' ho un nodo allo stomaco e mi viene da piangere. e io che fino a cinque minuti fa' pensavo di non esserne dipendente. bravo coglione, guardati.
insomma, non so come spiegarvelo... so che e' la volta giusta perche' stavolta e' difficile.
non sto smettendo, ho gia' smesso.
non voglio smettere, ma ho gia' smesso, non posso farci nulla.
ma c'e' un problema. voglio fumare un'ultima sigaretta. ma non devo. perche' ho smesso.
mi chiamano... cazzo se mi chiamano. ora come ora avrei bisogno di qualcuno che venisse in camera mia e me le facesse sparire. ho paura che se le prendo per buttarle va' tutto a puttane.
cazzo, cazzo, cazzo...
non voglio buttarle, le ho pagate.
e' una scusa, lo so. in questo momento ogni neurone sta' urlando "regalale". a chi? a chi le regalo? regalarle e' da codardi. e' come regalare una granata innescata... "toh, ora e' un problema tuo".
e no, fanculo. no.
intanto mi trema convulsamente una gamba. credo sia un buon segno.
merda... se prendo il pacchetto in mano non le butto. lo so, cazzo.
pero' se lascio passare la notte e' peggio. devo farlo ora.
vabbe', vado. auguratemi buona fortuna. a presto un edit con gli sviluppi.
EDIT:
fatto. erano sette. le ho tirate fuori dal pacchetto. e' stato difficile.
poi mi sono detto: "ne spezzo una, ne restano sei che puoi fumarti.". e cosi' ho ingannato il fumatore che e' in me.
ne ho spezzata una. poi l'altra, poi l'altra, poi l'altra... tutte e sette.
adesso rimane solo il problema di cosa fare prima di andare a letto, se non posso fumare...
... any suggestion?
sabato 7 novembre 2009
tonight could be the night...
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KAN
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domenica 1 novembre 2009
bu'!

e si', lo so che ormai e' passata mezzanotte e siamo gia' a novembre.
e no, non mi importa che voi non festeggiate halloween perche' non e' una festa italiana.
e si', quello nella foto sono io.
e no, la mia faccia non e' realmente scarnificata.
e si', sto fumando.
e no, non ho smesso.
e si', la foto e' in pendenza.
e no, e' evidente che non l'ho scattata io.
e si', sono volgare con quel dito medio alzato.
e no, non e' riferito a nessuno di voi nello specifico.
e basta.
(mi siete mancati, anche se "voi" siete un entita' astratta ed ipotetica che aleggia nella mia mente quando scrivo)
mercoledì 7 ottobre 2009
Statale? survival guide
urge una guida di sopravvivenza in Statale, e lo dico dopo tre giorni di frequenza.
ma siccome non ne ho trovate la scrivo io, e lo faccio dopo tre giorni di frequenza.
regola numero uno: il sito unimi.it e' il tuo nemico.
odialo fin da subito, odialo gia' da adesso, anche se non ci sei mai stato. anche se non ti iscriverai mai all'universita'.
impara a conoscere il tuo nemico. spulcialo, giralo, guardalo in negativo, decodificalo, hackeralo, fai un po' il cazzo che ti pare, ma impara in fretta a destreggiarti nel labirinto che e'.
regola numero due: il sito unimi.it e' la tua bibbia.
restagli fedele, sii devoto, controllalo ogni sera prima di andare a dormire, e controllalo con cura ed attenzione. controlla anche la casella di posta elettronica.
gli imprevisti, i cambiamenti, le rettifiche, gli scherzi giuocondi, sono all'ordine del giorno.
anzi, all'ordine dell'ora, se non del minuto. ogni aggiornamento, onde evitare lamentele fondate, e' sempre segnalato da qualche parte, ma cio' non significa che sia segnalato sempre dalla stessa parte.
controllate il sito, controllate la casella di posta, e controllate gli avvisi scritti in kanji, specularmente, in piccolo, e in giallo su fondo bianco, che trovate ogni tanto affissi alle porte (a volte arrotolati e infilati nelle serrature, quindi controllate anche li').
regola numero tre: nel dubbio, studente.
di regole ce ne sarebbero ancora un migliaio, e parlo solo di quelle che ho scoperto in queste prime settantadue ore. ma non ve le diro'.
quello che vi diro' e' il perche': perche' dovete disciularvi, come si dice dalle mie parti.
non aspettate che vi si imbocchi. no, davvero, non fatelo. prendete il controllo della situazione fin da subito, siate preparati a tutto.
ma vi daro' un ultimo consiglio: quando non saprete cosa fare, e vi chiederete "e mo' a chi chiedo? in segreteria? al docente? a 'sto tizio qui accanto?", scegliete sempre... il tizio accanto.
i docenti ed il personale vario vi liquideranno in fretta, spesso solo con un "cerca sul sito." o un "chiedi di la'.".
gli studenti sono alla mano, easy, vanno dritti al punto e parlano potabile.
le studentesse sono bellissime, simpatiche, disponibili.
chiedete ai vostri colleghi e avrete le risposte che cercate, oltre all'occasione di socializzare, conoscere, essere invitati di qua o di la', accedere a utilissime informazioni segrete...
e con questo si conclude il primo volume della guida di sopravvivenza in Statale: le tre regole di base.
ma non perdetevi le prossime uscite: "dove mangio oggi?", "ma che sbatti il viaggio in Metro!", e molte altre.
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domenica 4 ottobre 2009
nota mentale
adesso.
sei un cronista sportivo. sai che in campo c'e' Felipe Melo.
ma io dico... ma stacci un po' attento, no?
se e' un cross, e' un cross.
non importa se l'hai gia' fatto, usa il verbo crossare. non cercare sinonimi. non con lui.
fidati, in questo caso puoi permetterti una piccola ripetizione.
senno' poi finisci come oggi a dire "Felipe Melo piazza".
e poi vai a spiegare ai tuoi figli che.
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martedì 29 settembre 2009
quasi dimenticavo...
tanti auguri a teee,
tanti auguri a teee,
tanti auguri caro Silvio,
tanti auguri a teee!
auguronissimi Silvio, e due di questi giorni!
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lunedì 28 settembre 2009
autunno in casa KAN
e' iniziato amici.
dalla sala provengono lamenti sulle note di canzoni note, inframmezzate da:
una serie infinita di "cosa non sopporti di te?" "le gambe.".
una serie infinita di "ammesso.", "non ammesso.", "fortemente voluto da...", "oggettivamente".
una serie infinita di "Maria...", "Steve...", "Garrison...".
una serie infinita di "ma allora vediamolo in mutande!", "ma allora togliti i pantaloni!", "essi' Maria, ha proprio un bel... fisico!".
una serie infinita di cazzate.
e mia sorella entra in camera.
e accende la TV.
e la mette su amici.
e io muoio un po' dentro.
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martedì 22 settembre 2009
il trivio (secondi fini)
ok.
e' un bivio.
no, aspetta, e' un trivio.
da una parte, diciamo al centro, c'e' l'universita'.
l'universita' e' una stada larga, liscia, illuminata. non c'e' molto da dire: e' al centro, e per prenderla non devo nemmeno rallentare. non devo nemmeno aprire gli occhi.
fa' il giro largo, probabilmente il panorama non sara' malaccio, ma sono sicuro che e' solo questione di tempo prima che diventi monotono.
con un po' di culo piu' avanti potrei trovare qualche svincolo interessante, sempre che avro' ancora voglia di rallentare per leggere i cartelli.
a destra c'e' il lavoro.
il lavoro e' una curva relativamente dolce, ma per prenderla devo lo stesso rallentare e scalare marcia.
all'entrata c'e' il cartello di senso unico, e poco dopo inizia una galleria tutta dritta di cui non riesco a vedere l'uscita. se c'e' una cosa di cui sono sicuro, e' che una volta imboccata le possibilita' di trovare un incrocio sono molto scarse.
pero' e' in discesa, e alla meta ti ci porta praticamente lei: dopo la curva puoi anche mettere in folle, spegnere il motore e farti un pisolino. volendo puoi dormire fino alla fine.
l'arrivo non e' lontano, e se non coincide con quello dell'universita' e' sicuramente un posto simile.
a sinistra c'e' un viaggio, o almeno credo.
e' una stradina sterrata e piena di buche, e ho come l'impressione che ci sara' da smadonnare parecchio per tirarsi fuori dal pantano.
la cosa certa e' che se non ti accosti un attimo l'entrata non la becchi.
inizia con una salita di quelle che devi fare in prima se non addirittura in retro.
poi continua a salire un po' meno ripida, e una serie di tornanti ti porta chissaddove.
l'arrivo per me e' uno di quei posti che finche' non li vedi non sai nemmeno che possano esistere.
o se proprio mi dovesse riportare sulla via principale, sono sicuro che almeno avrei fatto un viaggio che, nel bene o nel male, ricordero' per sempre.
pero' fa' davvero una paura fottuta: sono da solo, non so quanto mi durera' la benzina, e un qualsiasi incidente potrebbe costarmi caro, anche perche' questa strada sulla cartina non e' segnata.
ma se esiste vuol dire che qualcuno l'ha percorsa, almeno una volta.
una mano stringe il volante, l'altra il pomello del cambio.
il trivio si avvicina.
cazzo, cosa devo fare?
P.S.:
perche' il sottotitolo del post e' "secondi fini"? perche' vi ho raccontato della mia tormentata psiche?
un po' per sfogarmi, come sempre.
ma un po' anche per poter chiedere a una certa persona com'e' andato un certo test di ingresso ad una certa facolta'.
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venerdì 18 settembre 2009
dove sei?
oops, i did it again, direbbe Britney.
mannaggia, l'ho fatto ancora una volta, direbbe la Cortellesi.
enno' cazzo! non di nuovo! direi io.
ma si sa, io sono un tipo volgare.
come al solito ho prestato qualcosa a qualcuno, e quel qualcosa ce l'ha ancora quel qualcuno.
e' successo coi giocattoli da piccolo.
e' successo coi videogiochi da ragazzo.
e' successo coi soldi da sempre.
e adesso e' successo col giubbotto bianco di Pull'n'Bear, pochi mesi di vita, dimenticato per settimane nel bagagliaio della macchina di Luca, poi finalmente ritornato, e prestato una sera a Whatsisface Watchamacallit, che aveva freddo.
mai piu' rivisto.
per dire che se l'ho prestato a qualcuno di voi, fatemelo sapere che vengo a riprenderlo.
senno' saro' costretto a comprarne uno nuovo, il che non mi dispiacerebbe se non fossi cosi' paurosamente al verde.
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sabato 12 settembre 2009
lullaby
questi silenziofobi, questi baccanodipendenti.
oggigiorno mi viene difficile leggere, con tutto il frastuono che c'e'.
appena apro il libro, da fuori arriva il tump tump tump di un'autoradio.
esplosioni e stridii di pneumatici fanno vibrare le pagine. i casi sono due: o i vicini dell'appartamento di sotto stanno avendo un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine, o hanno la TV troppo alta.
dal soffitto arrivano le risate di una sitcom. pochi sanno che queste risate sono state registrate tutte negli anni cinquanta. risate di persone per la maggior parte decedute.
nell'appartamento accanto il figlio dei vicini abbaia le parole di un pezzo metal.
questi mediadipendenti. questi silenziofobi.
e' in questi casi che chiudo gli occhi.
pietre e bastoni ti rompono le ossa, ma non c'e' parola che farti male possa.
e nella mia mente li vedo buttare indietro la testa e cadere riversi, come bambole di pezza, uno ad uno. una morte pulita, senza spargimenti di sangue, senza agonie strazianti, senza peristalsi inversa, ovvero quel genere di spasmo letale in cui il tuo apparato digerente si mette a funzionare al contrario e rigetti materia fecale. "vomiti merda", direbbe Nash.
cosi' accade anche al signor Streator che, durante la stesura di un articolo riguardante le morti in culla, scopre l'oscuro potere di un'antica filastrocca africana: un canto della dolce morte, in grado di far "addormentare" per sempre la persona alla quale la si legge.
decide quindi di distruggerne le copie prima che qualcuno ne venga a conoscenza, facendo cadere il mondo intero nel caos.
un caos dominato dalla paura del rumore, del suono.
un caos che, in qualche modo, attrae nostro protagonista.
cosi' la sua caccia alle copie del canto si trasforma anche nella ricerca di una morale, di un equilibrio, della felicita', di una redenzione, di pace, di normalita'...
in un'escalation nichilista, il signor Streator vedra' cadere ogni sua certezza, finche' tutto sara' messo in discussione, anche la sua stessa volonta'.
ad accompagnarlo, nel bene e nel male, in questo suo viaggio, ci saranno tre personaggi chiave: Helen, unica altra persona al mondo a conoscere la filastrocca; la giovane assistente di Helen, Mona, appassionata di magia; infine Ostrica, ragazzo di Mona, ambientalista, forse un po' troppo.
tutti e tre saranno "assorbiti" dal nostro labile protagonista, che alla fine dovra' trovare se' stesso.
o forse no.
insomma, non sono mai stato bravo a scrivere recensioni, ma vi consiglio caldamente "Ninna Nanna" di Chuck Palahniuk, forse appassionante thriller mascherato da trattato filosofico, forse trattato filosofico mascherato da appassionante thriller.
il libro e' scritto in maniera scorrevole, con frequenti ripetizioni e ridondanze (solo raramente eccessive) che gli danno un ritmo cantilenante. una ninna nanna, appunto.
una volta preso il via, si legge da solo.
P.S.:
uno speciale ringraziamento ad alesstar per avermelo consigliato.
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Etichette: Chuck Palahniuk, KAN, ninna nanna
mercoledì 9 settembre 2009
mini spot #5
ricordi quando dicevi che le ragazze non servivano a niete?
quando dicevi che non avresti mai usato un computer?
quando dicevi che non ti saresti mai tagliato i capelli?
minchia samu, sei il piu' grande cazzaro che abbia mai conosciuto.
parola.
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KAN
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